Intervista

“Il Responsabile delle Risorse Umane”: un dialogo con dieci HR Director

Un film e quattro spunti di riflessione che sottoponiamo a dieci Hr Director. Questa è la prima puntata: Fabio Dioguardi, HR&Org Director di Ferrero Italia

Un film e quattro spunti di riflessione da sottoporre a dieci Hr Director italiani.

Questa è la prima puntata di un percorso che vorremmo costruire in modo partecipato, riflettendo su un film a nostro avviso davvero eloquente e denso di significati: “Il Responsabile delle Risorse Umane” di Eran Riklis.
Fabio Dioguardi, HR&Org Director di Ferrero Italia, è il primo che ha deciso di condividere le sue personali suggestioni, in seguito alla visione del film.

Il Film

Un attentato nel cuore di Gerusalemme. Tra le vittime, una donna senza documenti. Il cadavere resta all’obitorio per una settimana. Chi era Yulia? Cos’era venuta a cercare a Gerusalemme? L’azienda per la quale lavorava, che non si è accorta della sua assenza, viene accusata di «crudele mancanza di umanità» dalla stampa locale. Tocca al responsabile delle risorse umane rimediare al danno d’immagine. Ma la sua missione si trasforma in qualcosa di molto più importante.
Questa la trama del film “Il Responsabile delle Risorse Umane” di Eran Riklis, già regista de “Il giardino di limoni”, tratto dal libro di A. Abraham B. Yehoshua


Il punto di vista di Dioguardi, HR&Org Director di Ferrero Italia


1.
Possono essere diverse le chiavi di lettura del film, ma tutte conducono al tema della responsabilità, sia collettiva che individuale. Il ruolo del responsabile delle risorse umane, quasi fosse un deus ex machina, mai come in questa situazione è quello di riparare al danno di immagine dell’azienda. Una missione salvifica a tutti gli effetti. A questa figura viene riconosciuto un ruolo strategico rispetto a ciò che più comunemente viene definita  reputation. Cosa ne pensa?

 

 

FABIO DIOGUARDI – “L’azienda è fatta di persone e la relazione che l’Azienda oggi ha con le persone è divenuta rilevante per la Società civile e quindi uno dei temi sensibili per la reputation. Ancora più rilevante, se si considera l’effetto alone di partenza che nasce dalla logica del profitto e della conseguente diffidenza verso l’imprenditore/proprietà/capitale di controllo per il quale si suppone che l’interesse di questi sia lo sfruttamento delle risorse, anche umane, per massimizzare il profitto. Sempre di più, la relazione con i propri dipendenti influenza l’immagine e quindi il consenso dell’ azienda e sempre di più, data la potenza, diffusione dei mezzi e dei modi della comunicazione, questo può influenzare gli stakeholder e i consumatori. Tutto ciò qualifica l’importanza del ruolo del Direttore delle Risorse Umane”.

 

2. Il film suggerisce il tema della responsabilità non tanto intesa nell’accezione di “colpevolezza” quanto piuttosto come senso profondo, viscerale e imprescindibile. Responsabilità come “agire umano” dettato da un imperativo morale. Come, secondo lei, si può costruire oggi nelle imprese un senso di responsabilità condivisa? Penso al grande tema della sostenibilità (ambientale ma anche sociale): non vi è forse più credibilità ed efficacia se questi valori trovano in prima istanza un vissuto e una condivisione all’interno?

FABIO DIOGUARDI – “Certamente d’accordo con l’affermazione che questi valori debbano essere vissuti e condivisi all’interno. Anzi questo è il punto che differenzia le aziende che vivono veramente la CSR da quelle che ne fanno solo oggetto di belle adv campaign. Per costruire un senso di responsabilità condivisa occorrono tre cose a mio avviso: vera volontà di realizzazione con inserimento dell’obbiettivo nelle strategie aziendali insieme agli obiettivi di business;  comunicare in maniera forte, continua, incisiva al pari e anche meglio di quanto si fa per gli obiettivi di business;  essere rigorosi nell’applicazione e sempre coerenti. Ciò renderà credibile agli occhi di tutti, compresi gli scettici che immancabilmente non faranno mancare l’eco dei dubbi e della controinformazione”.

3. Uno strano corteo funebre, una storia on the road di uno strano gruppo alla ricerca di valori, responsabilità e singole risorse umane, ci tocca da vicino, ci fa pensare. Qual è la cosa che le è rimasta più impressa del film?

FABIO DIOGUARDI – “Il personaggio principale. Il direttore risorse umane per le sue espressioni, il suo comportamento sempre umile e vero. Un vero uomo che mostra coscienza e pragmatismo al tempo stesso. Un uomo che ha i dubbi, quelli giusti, ma che sa sempre cosa fare quando c’è da affrontare la realtà. Un uomo che è riferimento per gli altri, uno importante che puó dare la direzione a chi ne ha bisogno.
Se invece dovessi indicare una scena, citerei quella dei ragazzi perduti, in mezzo a niente, quella dove il padre trova il figlio in condizione selvaggia
”.

 

4. Quale consiglio darebbe a “Il Responsabile delle Risorse Umane” di Eran Riklis? E se potesse fargli una domanda?

FABIO DIOGUARDI – “Consiglio? mi sa che sia un tipo a cui chiedere consiglio piuttosto. È stato perfetto, mi ci sono immedesimato e posso solo sperare che in una situazione comparabile io possa fare lo stesso. Una domanda? Forse gli chiederei se quello che ha fatto in quella storia gli abbia fatto conoscere qualcosa di se stesso che non si aspettava o se si sentiva di essere stato quello di sempre”.

 


Chi fosse interessato a partecipare, offrendo la propria candidatura e ricevere il dvd può scrivere a
info@internalbrandinglab.it

 

 

A cura di Letizia de Felice con la collaborazione di Fabio Dioguardi